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Perché Dio ci ha dato quattro Vangeli?

Un uomo portò il figlio di due anni in uno studio  fotografico per fare un ritratto, ma fin dall’inizio ebbero difficoltà a farlo star fermo.   In un tempo breve quel bambino passò per diversi stati d’animo: nella prima foto era abbastanza sereno, nella seconda foto rideva divertito, nella terza era imbronciato, nella quarta foto era decisamente arrabbiato fino a piangere… ne aveva abbastanza di macchina fotografica e flash! Quelle quattro foto hanno descritto quattro aspetti della personalità di quel bambino. Così ciascuno dei quattro Vangeli, Matteo, Marco, Luca e Giovanni, presentano un ritratto unico di Gesù Cristo. Ognuno offre una caratteristica diversa di Gesù. Possiamo dire che Matteo presenta Gesù come il Messia ebreo, scrisse il proprio Vangelo rivolgendosi a un pubblico di Ebrei con lo scopo di presentare il compimento delle speranze dell'Antico Testamento. L’enfasi di Matteo è sul fatto che Gesù è il Re promesso, il “Figlio di Davide”, che siederà per sempre sul trono d’Israele Matteo 9:27 ; 21:9. Marco presenta Gesù come il Figlio di Dio sofferente o come il servo sofferente, che si offre in sacrificio per i peccati Marco 10:45 . Marco si rivolge a un pubblico di origine pagana. Luca presenta Gesù il Salvatore del mondo o come il Figliol dell’uomo, che porta la salvezza a tutte le nazioni Luca 2:11 ; 19:10. Luca è stato riconosciuto come uno storico accurato, come storico, egli afferma che il suo intento è scrivere un resoconto accurato della vita di Cristo, basato sui racconti di coloro che ne furono testimoni oculari Luca 1:1-4 . Luca scrisse il suo Vangelo tenendo in mente Teofilo, che era un Gentile (non ebreo) di una discreta cultura e mirava anche a un pubblico di Gentili. Il suo scopo era mostrare che la fede Cristiana era basata su fatti storici affidabili ed eventi verificabili. Luca fa spesso riferimento a Cristo, come il Figlio dell’uomo, enfatizzando la Sua umanità, e condividendo molti dettagli che non sono presenti nei resoconti degli altri Vangeli. Giovanni,

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Briciole
Si possono confessare le stesse parole di un vero pentito senza ravvedersi (Matteo 21:28-32; 1 Giovanni 2:4; 4:20). La confessione di per sé non è pentimento. La confessione fa muovere le labbra; il pentimento smuove il cuore. Chiamare malvagia un’azione davanti a Dio non è lo stesso che abbandonarla e ripudiarla. Sebbene la confessione sia onesta ed emotiva, non basta se non riflette anche un vero cambiamento avvenuto nel cuore. Ci sono alcuni che confessano solo per bella mostra; il loro cosiddetto pentimento potrebbe essere melodrammatico eppure non reale. Se si esprime pentimento per mostrare invece un successo, non si avrà ravvedimento. Si può parlare con umiltà e peccare con arroganza come Saul che fece una confessione modello (1 Samuele 15:24-26), ma finì all’inferno. Il pentimento che si mette solo in mostra non è un vero pentimento biblico.Jim Elliff

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